Il diario come funerale della realtà

Gennaio 19, 2009

Chi sente il bisogno di tenere un diario, generalmente, non lo fa per spirito archivistico, ma per un bisogno spirituale. Il tempo che passa e che, in un certo senso, sparisce, può lasciare, infatti, il cuore turbato.
Nel diario, di questo tempo andato, se ne dà una sepoltura. Io chiamo questa attività il “funerale della realtà”. Un rito di separazione, ricordo e immortalità. Scrivendo ci liberiamo del passato, lo trasformiamo in periodo, che seppelliamo fra pagine che, in genere, non sentiamo il bisogno di leggere.
Chi scrive sa che la gioia del diario è spesso finire la prima stesura, per poi guardarsi intorno cogliendo il mondo, rigenerato, che a volte sembra di vedere come se fosse la prima volta.

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2 Risposte a “Il diario come funerale della realtà”

  1. viviana Dice:

    non sono per niente d’accordo
    il diario non è il funerale della realtà
    il diario è un modo per farla durare il più a lungo possibile, anche a decenni di distanza
    se ci affidiamo solo ai ricordi, la nostra memoria li elaborerà a suo piacimento.
    io i diari li rileggo eccome…

  2. jean Dice:

    la faifacile: shifti la Sontag e Barthes dalla foto al diario


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