Archivio per il '2cents'Categoria

Pubblicità

Gennaio 18, 2008

Ecco un concept per un viral (un’idea per una pubblicità, insomma) che Greenpeace potrebbe gentilmente comprarmi.

Un ragazzino (in un’altra versione, una ragazzina) di 18 anni prende la pompa di benzina in mano, la infila nel serbatoio e preme la leva. Inizia un rumore infernale. Stacca la leva e il rumore infernale smette. Preme la leva e riparte. Mentre la leva è premuta sul tabellone della colonnina appaiono immagini oscene di guerra, come fosse uno schermo. L’espressione del ragazzino è quella di chi sta assistendo ad una scena surreale.

Poi si volta guarda l’orizzonte dove ci sono delle pale eoliche. Payoff: Go green. In alternativa, se non lo dovesse comprare greenpeace, il payoff sarebbe La storia comincia qui. Questo per History channel. Se poi dovesse farsi avanti una compagnia petrolifera, le immagini sullo schermo sarebbero quelle dei punti fedeltà al posto del prezzo/litro. Pay off: Ciò che conta non è il prezzo della benzina, ma quanti bollini ti ricarica.

Punk

Gennaio 15, 2008

A: Il punk è nella testa non nella cresta
B: Quindi anche Berlusconi potrebbe essere un punk?
A: In un certo senso sì, ad esempio fa sua la filosofia di “fottere il sistema”

Arabi, Iraq, libertà, giornalisiti, giuramenti e libri (all in one post)

Febbraio 13, 2007

I told before that I would have wrote in english but I’ll speek in italian ’cause I’m too tired, sorry.

Oggi ho parlato a lungo con Saita, un marocchino che vive in Olanda da molti anni la cui cifra comportamentale è quella di sorridere a tutto e dire che tutto e’ “very nice”.

Oggi l’ho visto per la prima volta parlare con concitazione, quasi spiritato direi, nel momento in cui la discussione è arrivata al tema Iraq. Sembrava quasi non riuscisse a resistere dal replicare i gesti con cui descriveva le immagini che tutti i media hanno dato degli sfondamenti delle porte, delle perquisizioni delle case civili, dei mitra puntati contro gente inerme. Pensavo a quelle immagini che avevamo visto entrambi, che abbiamo visto tutti, su Tv diverse ma uguali in tutto il mondo.

Ecco cosa si intende quando si parla di immaginario collettivo, ho pensato. Ma soprattutto ho pensato alla differenza di carica emotiva possono suscitare quelle immagini viste da un arabo piuttosto che viste da un Europeo come me. E non c’è dubbio che il tasso di shock è completamente diverso.

In ogni caso, scusate se salto di palo in frasca, l’aspetto piu’ rilevante della nostra discussione e’ stato che alla fine di tutto l’idea che piu’ ci ha convinto maggiormente entrambi, molto di piu’ dell’idea che la jihad e la politica di Bush sono egualmente condannabili (giudizio che Saita esprime a parole ma non con il cuore), è la necessita’ della lotta alla corruzione. Questo, chiaramente, e’ un tema sempre importante. Ma per i paesi islamici lo e’ ancora di piu’ dato che vivono con tassi di corruzione estremamente piu’ alti che in Europa.

Lasciando il tavolo della discussione mi ha seguito un pensiero corollario al problema della trasparenza e cioe’ sul senso profondo della liberta’ di stampa e di espressione in generale. Il problema di questo tipo di stati d’animo e’ che sono banali, certo, ma sono obiettivi per nulla scontati. Come giornalista dovrei sentire il peso morale di questa liberta’, di cui in qualche misura sono anche io garante. L’Ordine che mi ha conferito il tesserino che porto in tasca dovrebbe secondo me incarnare lo spirito di questa liberta’.

Purtroppo non e’ cosi’ e mi piacerebbe tantissimo che esistesse addirittura un giuramento per i giornalisti a difesa della liberta’. I medici ad esempio hanno un loro giuramento (gli avvocati non so). Peccato che l’Ordine a cui appartengo non sia che una pallida corporazione che nemmeno sa difendere gli interessi particolari di cui si ostina a farsi carico.

Ok, scusate, ho scritto di troppe cose tutte insieme. Per conclure questo mix, vi segnalo un libro consigliato da Shylock che comprero’ in settimana:

“Murder in Amsterdam: The Death of Theo Van Gogh and the Limits of Tolerance “(Penguin USA, 2006)

Brutta medaglia per Quattrocchi

Marzo 20, 2006

E Calipari? La Cutuli? Baldoni? Loro non la meritano la medaglia? Non la meritano in misura maggiore, molto maggiore? Una medaglia scontenta per definizione perche’ e’ una cosa che non puo’ essere data a tutti, ma infatti il punto e’ un altro. E’ che la medaglia l’ha presa il video, non la persona. Forse era meglio un oscar

Mestieraccio

Dicembre 21, 2005

Leggo su Penne Digitali che i giornalisti sono una classe compromessa. Lo rileva un sondaggio . Ci credo, lo penso anche io. Fare il giornalista e’ un mestiere di merda. Quando inizi lo fai perche’ credi che sia bello il pluralismo, che sia bello informare, che la liberta’ di stampa e’ sacra. Dopo un po’ ti accorgi che le notizie sono merce, merce scadente per la precisione. Devi venderle subito se no vanno a male e devi buttarle via. Meglio che ne vendi tante se vuoi razzolare il tuo stipendio, quindi cerca di vendere anche quelle bacate ripulendole un po’. Non ti dimenticare di sospendere il giudizio, non ti e’ richiesto di pensare: rallenterebbe il tuo flusso di produzione. Scrivi, scrivi, non ti fermare

Si’, oggi sono di cattivo umore.

Taglia e cuci

Dicembre 14, 2005

So che puo’ sembrare strano, ma sul mio iBook ho da tempo installato un Einstain random generator. In altre parole e’ un coso che riporta a caso delle frasi dette dal fisico che tutti conoscete. Una in particolare mi ha scoinvolto:

“Information is not knowledge” 

oggi leggo qui un altra frase che rincara la dose:

“L’informazione in giusta quantità è informazione.
Troppa informazione è invece rumore”

Ripensando alla skypata che ho avuto con Cesca forse e’ venuto il momento di abbandonare il giornalismo e buttarmi sul commerciale.

O forse mi butto a letto. Anzi, si’