L’epifania negativa del viaggiatore
Febbraio 10, 2007C’è un momento che prima o poi arriva sempre in chi ha portato una valigia a più di 1500 km da casa propria. Io questo momento l’ho battezzato convenzionalmente “l’epifania negativa del viaggiatore” e secondo quanto sono riuscito a capire si tratta di quel preciso istante in cui il fantastico nuovo mondo che vi circonda smette di avere quella sospetta morbida consistenza simile al marshmallows e inizia a prendere una sembianza reale.
La mia epifania negativa, nella fattispecie, è arrivata proprio ieri. L’ho attraversata in serata, intorno alle 23, mentre mi trovavo in un finto ristorante italiano e qualcuno stava ordinando una bottiglia di vino (sulla cui qualità è meglio tacere) a 17 euro.
La domanda precisa, che connota il doloroso trapasso, si forma spontanea nella mente con una carica d’angoscia simile ad un intero esame di storia dell’esistenzialismo: “che stracazzo ci faccio qui?”*.
Da questo momento in avanti nulla sarà più come prima. Tutti quegli sconosciuti che incontravate per strada, in tram, nei negozi e che vi guardavano tutti con quell’aria da “ehi amico, benvenuto! Guardati intorno non è un posto meraviglioso questo? Ora vado ma se hai bisogno di una mano siamo qui”, non sono più gli stessi di prima.
Voi vi chiedevate spesso come facessero tutte quelle persone ad essere così, tutti che esprimevano all’unisolo lo stesso stato d’animo.
Da questo momento avrete la vostra risposta tornando a guardare quelle rinnovate espressioni diventate ora interrogative fino all’inquisitorio e si rivolgono a voi per dirvi: “Seriamente, ma che diavolo sei venuto a fare qui?”.
Solo che lo dicono nell’idioma locale. Quello stesso idioma che prima vi sembrava “buffo”, “melodico” e “simpatico” e che ora è quella lingua stronza che vi fa entrare al supermercato e comprare insalta pretagliata che poi scoprite essere un fottuto preparato per minestrone. Ed è così che vi trovare ad ordinare l’ennesimo kebab.
E’ finita la parte musical del vostro viaggio. Fin, end, finito. Quelle sensazioni non torneranno più. Non ci saranno più lampioni di cioccolato da azzannare, gente che canta sotto la pioggia e gente che spicca il volo per muoversi da un posto all’altro.
Se una cinepresa vi stesse filmando farebbe un quel tipico zoom out lunghissimo fino a riprendere uno scorcio sufficientemente ampio della città per non lasciare dubbi nello spettatore su quanto vi sentiate sperduti.
welcome aboard
*Se la domanda che ci stiamo facendo non si è formulata con un tale grado di volgarità, o con grado superiore, significa che siamo davanti ad una falsa epifania negativa.




