Per paura di affrontare un film angosciante, ho rimandato questa visione per anni. Per poi scoprire, come era prevedibile, che mi sbagliavo. Se l’arte, infatti, non è trascendente, non è arte. E Nanni Moretti da sempre ha dimostrato di essere un artista di spessore. Stupido io quindi a non avergli dato credito su questa sua opera.
Il finale è la parte che mi interessa di più. Come sempre nella poetica di Moretti il superamento delle crisi passa attraverso il gesto estremo ed epico che, ricondotto ai limiti della vita quotidiana, diventa delicata poesia dolce e in grado di ispirare.
C’è poi il consueto Moretti attore di cui non si riesce a distinguere l’uomo dal personaggio che l’ho trovato cresciuto con nevrosi ammorbidite dalla vita familiare (per una volta l’arte che descrive una famiglia non in crisi!), più saggio e umano, finalmente più libero dal tradizionale narcisismo tirannico.
Stelline **** senza troppi dubbi