Mustang; Me, Earl and the dying girl; The life of others

Un po’ di film visti in questi giorni

Mustang

Un film molto bello, nei tempi, nei colori, nelle atmosfere e nelle musiche (ex Dirty three). Ispirato e ispirante.

Me earl and the dyeing girl

A tratti ghiotto a tratti struggente. Forse un po’ troppo preconfezionato per il Sundance, ma comunque memorabile. E non dimenticate: “respect for research!” 

The life of others

Stupendo. Non so dire quanto sia storicamente accurato, ma è impressionate pensarlo come qualcosa di così vicino nel tempo e nello spazio. L’aspetto più impressionate è che la storia è ispirata alle vicende personali del protagonista. Forse un po’ macchinosi i salti temporali verso la conclusione, ma il finale in sé è davvero liberatorio!

 

Inside out

Un capolavoro assoluto. Innovativo soprattutto nella misura in cui non rappresenta una realtà per suscitare delle emozioni, ma rappresenta delle emozioni che inevitabilmente suscitano emozioni. Non si tratta nemmeno più di un film, ma quasi di una esperienza indotta.

Un po’ tipo il trattamento che subisce Alex in Arancia meccanica, però terapeutico per davvero😀

Quando una foto diventa virale

Ho notato che la viralità ha delle conseguenze che seguono pattern ricorrenti che innescano ulteriore viralità. Quello che mi colpisce di più è il metadibattito che inevitabilmente parte a suon battente. Il caso di Koney2012 fu eclatante: tutti si sentirono in dovere di emettere il proprio verdetto per decidere se il video di Koney fosse “ok” o no. Nella maggior parte dei casi si trattava di stroncature feroci (provenienti per lo più da campaigner che parevano alquanto frustrati). Il caso della foto di Aylan ha seguito lo stesso copione e non si contanto i giornalisti che hanno sentito il dovere di prendere le distanze da quelli che hanno pubblicato le foto di Aylan sulla loro bacheca di Facebook. La mia impressione è anche qui che si tratti di snobismo, timore, frustrazione: i gioralisti siamo noi, e solo noi possiamo propinarvi immagini ripugnanti quando decidiamo che serve un cazzotto nello stomaco per smuovere l’opinione pubblica. Voi dovete stare su Facebook a farvi i selfie, così noi possiamo scrivere che state sempre su Facebook a farvi i selfie ed è per questo che non leggete i nostri preziosi articoli sul medioriente. Nessuno ha notato quanto è stato straordinario e commovente che nelle bacheche di Facebook, anche se per un solo giorno, sia entrato il mondo, quello vero, e che per un giorno la gente comune si è commossa per una tragedia che per cinque lunghi anni non ha interessato l’opinione pubblica. Ha ragione il padre di Aylan che ha detto che quella foto non gli ridarà il figlio ma che potrà servire affinché non ci siano altri Aylan morti in quel modo così atroce.

Basta aver studiato pochino per capire che le persone hanno bisogno di simboli e di totem per poter orientarsi, ma quei giornalisti che criticano la viralità, e che ricordano tanto gli apocaliticci di Umberto Eco, sono troppo assorti nel loro intimissimo tentativo di difendere la propria immagine di mandarini dell’informazione per scomodare le categorie di base della psicologia umana.

Qui invece, che non siamo ne’ apocalittici ne’ integrati, preferiamo domandarci quali siano tecniche da usare per levereggiare il successo di questi rari tsunami di viralità per creare più consapevolezza, più mobilitazione, più impatto.

Put your money where your mouth is?

Alla Fideuram, banca di Investimento del gruppo San Paolo, ti sottopongono un questionario per comprendere meglio come vuoi che venga gestito il tuo fondo. Propensione al rischio, breve periodo, lungo periodo, ecc. Ma non c’è nemmeno una domanda su tuoi eventuali orientamenti circa gli ambiti ti interessa investire. La gentilissima consulente mi ha detto che in 16 anni in cui lavora per la banca nessuno gli ha mai chiesto una cosa del genere. A nessuno è mai interessato capire se i soldi (che magari vengono messi da parte per i figli) servono, che ne so, per finanziare una nuova centrale a carbone o in ricerca su nuove fonti rinnovabili.

Bologna è considerata una delle città più colte d’Italia.

Fideuram amministra nel mondo circa 200 miliardi di dollari.

Dal mio diario personale

22 agosto 2014, Santa teresa di Gallura |Mi trovo in un alberghetto senza pretese, di ritorno da 2 settimane con Glenans la prima a Fazio e la seconda imbarcato. Mi sono appoggiato sul letto alle 7 e mi sono risvegliato alle 9 con la sensazione di non sapere bene dov’ero ma godendo infinitamente della sensazione di lenzuola fresche e un materasso comodo. Le auto fuori mi confondono, la civiltà mi appare caotica, nonostante io non sia in un che in un paesino di mare. Generale sensazione di stordimento e spaesamento. Sono esausto, tutti i muscoli del corpo sono affaticati e sono pieno di botte, strinato dal troppo sole, eppure darei qualsiasi cosa per tornare a bordo e salpare.