Il diritto alla cazzata

Inaugura oggi una nuova categoria: il diritto alla cazzata (cit.), contratta nel tag “cazzate”. Anzitutto: che cos’è una cazzata? E’ quel genere d’azione che suscita sentimenti particolari nel protagonista del gesto che vanno dalla banale derisione di sè, sino a sentimenti più profondi e inquietanti fino alla vera e propria paura di se stessi. In realtà la cazzata è un grande momento della vita umana e non andrebbe mai sottovalutata. Prendiamo, ad esempio, la cazzata che mi ha ispirato questa nuova serie di post: ho prenotato due volte lo stesso volo (pagandolo due volte, of course). Due me stesso hanno quindi il diritto, oggi, di volare sullo stesso aereo in due poltrone distinte. Che cosa ho provato? Paura, paura dei pericoli che possono incorrere viaggiando con un secondo me, un alter ego così rincoglionito da credersi ubiquo ed agire di conseguenza.

Non potendo scappare da se stessi, quando si commette una cazzata, oltre alle craniate al muro, si prova spesso e volentieri balsamo della consolazione: non è la prima cazzata della tua vita, ti ripeti, e non sarà l’ultima ne’ la peggiore. Possibile? Statisticamente sì, la vita è lunga e le possibilità di sbagliare, infinite. Una prospettiva ancor più agghiacciante, se possibile, in realtà. Subentra quindi l’eterna saggezza: si impara solo attraverso i propri sbagli, si finisce per recitare ad alta voce come su un pulpito. “Dai propri sbagli”, appunto. Una cazzata non è uno sbaglio o un errore è per l’appunto una cazzata. Se sbagli a fare la spesa e compri 30 uova al posto 3, avrai commesso un errore e sarà il tuo fegato compromesso la memoria storica che ti impedirà di mangiare frittate per due settimane di fila. Ma se rimani chiuso fuori di casa lasciando entrambi i mazzi al suo interno, non è un esperienza da cui puoi apprendere qualcosa, l’unica cosa che puoi fare è sperare che i pompieri siano abbastanza raffinati da non lanciarti frecciate umoristiche da caserma.

Se una cazzata fosse un peccato, si potrebbe provare con la redenzione, ma una cazzata non è, religiosamente parlando, rilevante, non c’è morale che tenga, e persino il più invasato dei confessori non avrebbe preghiere da offrire per espiare il proprio errore. Eppure la mia pasqua personale l’ho trovata in un call center a 1,30 euro a minuto, dove una voce angelica senza esprimere il minimo dubbio, disappunto o giudizio, in tre abili sequenze rituali (“aspetti un attimo”, “mi dia quel codice lì”, “mi faccia premere qui”) e il mio conto corrente è risorto di 130 euro. Visa è risorto.

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4 pensieri su “Il diritto alla cazzata

  1. ho fatto una cazzata anch’io!
    sono passati tre anni ormai, ero in una palestra di arrampicata a roma ed ho iniziato a parlare con un tipo che stava un pò sulle sue, era un bolognese che viveva a roma da poco, come me…
    ricordo ancora le prime parole: “…ma dai sei di bologna? Pensa io ho vissuto lì fino a qualche mese fa… Strano non essersi mai visti…E’ piccola in fondo…” tutto il resto è passato alla storia…

  2. Io ormai lo smarrimento delle chiavi lo vivo con serenità, so che 30 minuti al giorno li perdo a cercare le chiavi.
    Poi una delle mie massime e’ : “se non fossi mai dovuto tornare indietro a recuperare qualche cosa che m’ero scordato, oggi sarei ancora minorenne”.

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