Queen’s day, il mondo dei bambini e lo specchio di questo mondo

La Queen’s Night è stata una serata all’insegna del divertimento in stile pellegrinaggio-Ryan-air-nella-capitale-europea. Non vado oltre nella descrizione. La rivelazione è stata invece il giorno seguente, il Queen’s Day in Wonderpark, uno dei principali parchi della città. E’ stata un’esperienza commuovente e fortemente esplicativa al tempo stesso.

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Cerco di spiegare quello che non si capisce dalle foto. Ai margini della strada che perimetra il parco si avvicendano, senza soluzione di continuità, mercatini dell’usato. In vendita c’è un po’ tutto, vestiti, giochi, vhs, soprattutto oggetti senza inacquistabili probabilmente gli stessi ogni anno che vengono reimpacchettati e messi in cantina in attesa di un nuovo Queen’s Day.

Eppure non e’ il mercatino il protagonista della festa.

I protagonisti della festa sono le famiglie, l’economia in senso simbolico e la creatività individuale. E, soprattutto, è il momento dei bambini. E’ un momento in cui il parco che ospita la festa si trasforma in una realtà separata, creata sui temi del mondo infantile, ma comunque regolata da un economia di stampo monetario (il baratto non funziona).

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Una coppia di fratelli esegue ritratti su commissione per due euro. La tecnica per certi versi lascia ancora a desiderare, ma i committenti sembrano soddisfatti ugualmente.

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Una bambina ti sfida a Forza quattro. Puoi vincere limonata o il doppio dei soldi che hai messo sul piatto.

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Il teatro delle marionette. Il tiro a segno declinato in ogni possibile variante. Una bambina-pittrice trasforma in gatti arancioni (il colore ufficiale della festa) i volti dei suoi coetanei per una cifra piu’ che accettabile.

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Un chiosco dove comprare caramelle e succhi di frutta. Ovviamente gestito dai bambini. La struttura è autoprodotta in casa ricavata da un vecchio mobile ridipinto di blu e intervallato da nuvole bianche.

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Nulla succede gratis. E’ un mondo di poesia applicata. Ma per molti bambini è anche, e forse soprattutto, il primo palcoscenico della vita. L’ansia del debutto è disinnescata dalla cornice e dalle emozioni della festa. Violinisti, trombettisti, saxofonisti, ballerine: è facile capire che alcuni di questi piccoli un giorno li ritroveremo nei grandi teatri. Ma il punto focale non è il talento: l’esserci ha uno status superiore al saper fare. E’ un mondo spogliato dalla competizione. E’ più eccitante ricevere 50 cents da un passante, da un adulto sconosciuto, che dimostrare la propria bravura. Ciò nondimeno le espressioni sono cariche di concentrazione, di quella fiera serietà tipica dell’infanzia.

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Fra le scene più delicate ci sono i quadretti familiari, come questo spettacolo dove una madre arpista, accompagnata dalle finte chitarre di marito (non si vede nella foto, sorry) e figli, tiene il ritmo alla front girl, ballerina di flamenco. Di nuovo, le aspettative dei genitori sui figli sono stemperate dall’essere essi stessi parte della performance, sullo stesso palcoscenico.

Le famiglie sono il nucleo affettivo autosufficiente di questo sistema. Il resto della comunicazione è affidata allo scambio commerciale, alla passeggiata mondana per vedere come le altre famiglie vivono, che idea hanno portato alla festa. Ma non ci sono gruppi di famiglie, o altre forme di aggregazione. E’ un capitalismo artistico di stampo familiare.

E c’è infine un elemento forse implicito – forse volontario, chissà – di messa in discussione dell’economia contemporanea. E’ una festa questa che è anche il trionfo dell’autoproduzione, della rivincita della passione contro il professionismo. Tutto quello che si vede è stato fatto in casa, dall’idea fino alla messa in atto, la filiera è tutta in mano dei suoi autori. C’è più anima e sostanza in uno di quei sistemi di tiro al barattolo, che in un intera stagione di brain storming agli headquarter della Nike.

ps

:: Le foto sono tutte mie, purtroppo non sono un gran che, ma almeno rendono. Presto postero’ anche un video con i piccoli musicisti alle prese con gli strumenti. Spero di aver reso un po’ l’idea della giornata. Speciale, davvero.

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3 pensieri su “Queen’s day, il mondo dei bambini e lo specchio di questo mondo

  1. Io da piccola coloravo i sassi e li vendevo dal ciglio della strada. Non credo di aver avuto molto successo, ma mia madre, che e’ laureata all’accademia, mi incoraggiava.

    Ho capito dopo che era contenta perché quando dipingevo non combinavo guai peggiori.

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