Bruce Sterling, il futuro e il futuro del web 2.0

Via Nova riporto la trascrizione di una lezione di Bruce Sterling sul futuro in senso lato (prima parte) e su web 2.0 (seconda parte). Lucido e affascinante. Da leggere.

LEZIONI i percorsi per immaginare ciò che sarà

Parole ai confini della realtà

“La gente non vuole conoscere il futuro. Vuole sapere di avere un futuro”. E il metodo per trovare risposte viene dal passato. Per guardare avanti

di Bruce Sterling

“Parlaci del futuro”. E’ una richiesta che viene fatta spesso agli scrittori di fantascienza. Non voglio sostenere l’idea che predire il futuro sia una cosa semplice. Certo, prevedere gli eventi ovvi, quelli che si stanno effettivamente verificando – come per esempio lo scioglimento dei ghiacciai e i cambiamenti climatici – sembra facile. Però, pur assumendo che questo sia vero, tutto ciò non aiuterebbe il lavoro dello scrittore di fantascienza.
Anche se fosse possibile prevedere il futuro con certezza, il lavoro dello scrittore di fantascienza non sarebbe concluso. Soprattutto, tutto ciò non servirebbe a molto. Se dovessi dire alla persone quello che sta per succedere loro, di certo non mi ringrazierebbero; se dicessi loro cosa li aspetta, sarebbero arrabbiate con me. Qualcuno potrebbe addirittura fare follie. La gente non vuole certezze, vuole un motivo per uscire da letto ogni mattina. Noi non vogliamo conoscere il futuro: vogliamo sapere di avere un futuro.

Fare delle previsioni il proprio lavoro e parlare del futuro in un’azienda – cosa che ho fatto in passato lavorando per organizzazioni internazionali – significa fornire una previsione generale di quello che dovrebbe accadere. I dirigenti si aspettano che tu faccia una previsione sul futuro aziendale, partendo da quelli che sono gli obiettivi fissati. Bisogna disegnare loro uno scenario: per far questo è importante tener conto delle varie anime che compongono l’azienda (dirigenti, tecnici, uomini d’affari, blogger, ecc.). Osservare tutto questo è quasi come fare un’analisi psicologica; ma è anche una sorta di terapia, se fatta nel modo opportuno. Solo così è possibile ottenere uno scenario completo e realistico di quello che l’azienda sarà in futuro. Comunque, anche nel caso delle aziende, quello che un’organizzazione vuole conoscere non è il futuro, ma il proprio futuro. Del resto, prevedere il futuro in generale è un processo molto difficile, una sfida impossibile per l’uomo.

Per studiare il futuro bisogna leggere molto. Anche gli studi demografici sono importanti. Io qui posso parlarvi di alcuni trucchi del mestiere che ho imparato nel tempo, studiando e indagando il futuro. Come spiega Paul Saffo – ricercatore presso l’Institute for the future in California – per scoprire qualcosa nel futuro, si deve tornare indietro nella storia per due volte la distanza che si vuole coprire con la previsione. Per esempio: se voglio capire cosa succederà fra cinque anni, devo guardare ciò che è successo nei 10 anni che mi precedono. Se non è successo niente di importante nei 10 anni precedenti, è molto improbabile che succeda qualcosa di sconvolgente nei prossimi cinque. Il futuro è un tipo di storia che non è ancora accaduta. Se vuoi prevedere qualcosa, non devi fare altro che andare indietro nel tempo.

Un’altra buona regola per prevedere il futuro è individuare degli indicatori di velocità per il cambiamento: non tutto il futuro muta alla stessa velocità. Tutto cambia, ma cambia a velocità differenti. Il primo cambiamento è nel volere nella natura, che più che cambiare, evolve lentamente. Il secondo livello è quello della cultura: ma anche la cultura cambia molto lentamente. Al di sopra della cultura ci sono le infrastrutture in cui siamo inseriti: strade, muri, case, città. Anche questo fa parte della nostra cultura. Poi ci sono i governi, il commercio e, al di sopra di tutto, gli stili di vita delle persone, le mode del giornalismo, i fatti. Tutte cose che cambiano molto velocemente.

Quel che ha lunga durata è facile da prevedere: è durato a lungo nel passato e durerà ancora in futuro. La lunga durata riguarda i fenomeni importanti, ma non interessanti. Mi dispiace dire questo perché sono uno scrittore di fantascienza che ama dare importanza a tutto, immaginare cose straordinarie, rendere eccitanti anche cose non importanti. Ma in generale la gente non è interessate alle cose sentite e risentite. La differenza tra il giornaliste e colui che scrive del futuro è anche questa: lo scrittore di fantascienza vuole parlare di cose che vanno oltre la notizia, che possono anche non interessare a tutti e che per alcuni sono ovvietà. Per il mio lavoro in passato ero solito leggere molte riviste scientifiche, alla ricerca di spunti e ispirazioni. Nel tempo ho scoperto che questo tipo di pubblicazioni non serve molto per comprendere il futuro, perché parla di una situazione presente. Ancora oggi leggo molti di questi testi, per lavoro, ma solo da pochi traggo storie interessanti. Devo baciare molti rospi prima di trovare un principe. Per questo preferisco indagare e scrivere in campi diversi: letteratura del design, architettura, infrastrutture sociali. In questi luoghi – e non nella scienza ufficiale, nel sapere istituzionale – trovo nuovi spunti interessanti.

Un’altra strada che trovo molto utile percorrere è quella che va alla ricerca di nuovi linguaggi. Devo questa intuizione all’insegnamento di Kevin Kelly. Io cerco luoghi in cui si parli un linguaggio molto confuso. Un linguaggio che si autocontraddice, ricco di ossimori – espressioni nuove che contraddicono ciò che è stato definito in precedenza – e sinonimi. Quando il linguaggio non è definito ci sono infatti molti modi per descrivere lo stesso fenomeno. Il linguaggio confuso e non quello determinato (come è, per esempio, la lingua dei militari che parlano in codice) è la forma espressiva che più di altre ha, per me, interesse letterario e fantascientifico.

Nello stesso tempo traggo insegnamenti dalla satira: il lato ironico, comico delle forme espressive. Non è un caso, infatti, che la maggior parte dei lavori di fantascienza degli ultimi 200 anni sono stati dei lavori di satira: fanno sembrare assurda la realtà, la estremizzano, ne offrono una caricatura. Sono anche alla ricerca di cose che non sono nuove ma che posso provare a rendere innovative, presentandole in modo nuovo. Ci sono delle categorie di notizie di cui la gente vuole sentire parlare, ma altre – come per esempio la morte di un cane – di cui la gente non vuole sentire parlare. Ma spesso proprio da queste cose – che di solito il giornalista scarta – nascono spunti interessanti per uno scrittore di fantascienze.

Semplificando, le notizie si possono dividere in quattro categorie. Anzitutto ci sono i quesiti della scienza: verità che non sappiamo spiegarci, ma che accettiamo per il loro valore scientifico. Per la maggior parte delle persone si tratta di curiosità da laboratorio, che potranno essere spiegate in futuro ma che in fondo non destano interesse. La seconda categoria riguarda le innovazioni che inizialmente non vengono considerate, magari sono addirittura derise, ma che col tempo diventano importanti e fondamentali per la gente. Questo tipo di fatti sono molto più facili da pubblicare: fanno notizia. Tutti – pubblico, giornali, aziende – cercano e sono interessati alle stelle ascendenti (rising star). Poi ci sono le notizie economiche, che spesso sono noiose e difficili da rendere interessanti. Per questo bisogna trovare il modo di renderle fruibili e utili per la gente, inserendo degli elementi attraenti per il pubblico.
Infine, la quarta categoria è quella delle notizie che non interessano a nessuno (il cane morto). Ecco, le vere innovazioni si nascondono proprio qui, nelle cose che nessuno considera. Con la mia esperienza ho costatato che ciò che sembra non avere importanza è il luogo dove nasce l’innovazione: le cose morte sono il centro dell’innovazione. Eppure, nessuno pagherebbe per guardarle: ci sono tanti giornali dedicati alle storie di successo, ma neanche uno è nato per raccontare i fallimenti. Ma se ci guardiamo indietro, vediamo che ciò che non era considerato importante è spesso diventato rilevante con il trascorrere del tempo. Perché il futuro è un passato che deve ancora accadere.

PREVISIONI investire nelle reti sociali non è una passaggiata

Anche nel web 2.0 il futuro è dove lo trovi

“Non basta avere un’idea su qualcosa che non è ancora stato fatto, per avere successo online. Un po’ di analisi, aiuta…

Vorrei parlarvi anche della mia visione sul Web 2.0, che si può descrivere come una rete di idee connesse tra loro: linee e cerchi che si intersecano e si connettono l’uno con l’altro. Sono molte le cose che distinguono il Web 2.0 dal Web 1.0. Anzitutto, gli effetti del network. Il Web 2.0 nasce direttamente dal web – si sviluppa in esso stesso – mentre il Web 1.0 era stato trasferito dalla carta al Web. Non solo: il Web 2.0 non è destinato a espandersi su una sola rete, ma è costruito per venir diffuso ovunque, attraverso qualsiasi mezzo.
Tra questi livelli che si intersecano e si sovrappongono non c’è contraddizione. Si tratta di un sistema di elementi collegati, che non solo nascono sul web, ma nel web si rinnovano di continuo. Con una velocità inimmaginabile. Così diventa facile potersi confondere in mezzo a questo turbinio di novità: ma questo è un rischio che dobbiamo correre. Esiste un gran numero di persone assunte dalle aziende per testare queste novità. Lo stesso pubblico è a disposizione di queste nuove caratteristiche: le sperimenta, le prova, le commenta; permettendo uno sviluppo continuo.
Le cose che nascono sul Web 2.0 possono avere un grandissimo successo, raggiungere milioni di persone, o essere un sostanziale fallimento. Per questo il Web 2.0 è un luogo dove potenzialmente sorge il futuro. Come sostiene Paul Saffo – ricercatore presso l’Institute for the future in California – il futuro è nei luoghi dove le persone riescono a fare molti soldi da qualcosa che inizialmente sembra non avere rilevanza. Il problema, in questo schema, è che c’è un lato triste della storia. Bisogna essere in grado e conoscere il metodo per fare dei soldi. Nulla nasce dal nulla: ci vuole studio e rigore. Non c’è consiglio peggiore che dire: “Vai nel luogo del web dove non c’è nessuno, investi tutto ciò che hai e vedrai che riuscirai ad avere successo”. In realtà non è così. Importante, nel Web 2.0, è l’analisi del cliente che usa il servizio: con questa operazione è possibile capire come aumentare il proprio capitare. La gente che fa acquisti su Amazon, per esempio, lascia una traccia, che viene raccolta e utilizzata da Amazon per crescere. Lo stesso accade per le ricerche che gli utenti effettuano su Google. Quello che effettivamente tende a fare la gente oggi è partire da una domanda, trovare un’idea vincente e cercare di fare notizia per trarne guadagno. Ovviamente in questo schema c’è molta competizione e concorrenza: quando scopri qualcosa di interessante hai subito intorno a te concorrenti agguerriti, decisi a sfruttare la tua idea e prendere il tuo posto. La parola d’ordine è innovazione. Bisogna essere creativi e il più possibile innovativi: perché c’è molta concorrenza e molta improbabilità di riuscire a trovare qualcosa di nuovo. Certo, non tutti – alla fine – possono essere innovativi. Ma oggi le opportunità sono più frequenti rispetto al passato. Ognuno di noi ha la possibilità di ricevere spunti e nuove idee. Quello che alla fine conta veramente è il singolo. Io, per esempio, sono sempre in cerca di qualcosa che funzioni meglio, rispetto a quel che gia esiste. La ricerca giornaliera di ognuno di noi porta a scoprire il futuro. Infatti, il futuro è dove tu lo trovi.

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